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Ciccio "brand ambassador" Porsche per lo spot della 718 Boxster GTS

BIOGRAFIA

Francesco Liberto nasce a Cefalù, in provincia di Palermo, il 19 febbraio 1936, da una famiglia numerosa e di umili origini. Il duro contesto sociale della Sicilia dell’epoca lo porta presto a dover contribuire, ancor giovanissimo, al sostentamento della famiglia. Sarà lo zio paterno, ciabattino di professione, ad introdurlo a bottega fin dall’età di sei anni, per fargli apprendere i segreti di un mestiere che il giovane “Ciccio” saprà elevare al rango di arte. Madre natura, per fortuna, lo ha dotato di una carica di simpatia non comune, innata e contagiosa, e di una spiccata predisposizione per le relazioni sociali, armi che si riveleranno fondamentali nella sua attività professionale, al punto da proiettarlo dalla misera botteguccia di famiglia ai riflettori dei media di tutto il mondo. Allettanti opportunità non tardano a venire: la Cefalù del dopoguerra rappresenta uno scenario ben diverso rispetto al passato, ed è destinata ad accrescere la propria fama nel mondo come una delle più incantevoli località turistiche del Mediterraneo. E così il giovane Francesco deve anzitutto la sua fortuna alle intuizioni di Mila Contini e di Pepita Misuraca, che sapranno valorizzare le sue qualità creative introducendolo, a metà degli anni ’60, nel “bel mondo” di Cefalù, che all’epoca gravitava attorno al Club Mediterranèe. I suoi sandali in cuoio iniziano a conoscere un discreto successo, tanto che Ciccio, per un certo periodo, gestisce un piccolo atelier. I suoi prodotti esclusivi, i cosiddetti ”Muccaturi” e “Patchwork”, vengono così conosciuti e apprezzati da turisti di tutto il mondo, supportati dalla efficace notorietà derivata da articoli sulle principali testate e riviste specializzate del settore. Nel 1969 è insignito della Coppa SAMIA nel corso del premio “Moda Mare a Cefalù” che costituisce un appuntamento stagionale di primo piano. Ma la vera svolta professionale nella vita di Francesco Liberto arriva sul finire degli anni sessanta, quando la fama di Ciccio si unisce a quella della Targa Florio, la corsa più antica del mondo, già inserita nel calendario del Mondiale Marche, campionato di gran lunga più importante e seguito della stessa Formula Uno. Puntualmente, dal 1906 a 1977, con alterne fortune, ad ogni primavera il mondo delle corse si dà appuntamento alle pendici delle Madonie per perpetuare il Mito della Velocità. La difficoltà di mettere a punto le vetture e di memorizzare un tracciato di oltre diecimila curve disseminate lungo 72 km di strade di montagna, obbligano le squadre ad arrivare in Sicilia con un certo anticipo rispetto alla gara. Cefalù, con i suoi alberghi e i suoi collegamenti, rappresenta il naturale quartier generale di tutti i team. Sognare è un lusso che si può concedere a tutti, figuriamoci ad un ragazzo vispo come il nostro Ciccio. Come tanti ragazzi della sua età, nei ritagli di tempo Francesco ficca il naso in quell’ambiente affascinante e irresistibile. Incontrare i piloti all’uscita degli alberghi o nei bar e trattorie da loro frequentati non è certo un problema, scambiare quattro chiacchiere con loro nelle frequenti pause di lavoro è semplicissimo. Fra loro, anzitutto il nostro Ciccio comincia a legare con i giovani alfieri dell’Autodelta, Ignazio Giunti, Nanni Galli, Geki Russo. Sarà proprio Ignazio, durante una cena in un ristorante assai in voga all’epoca, l’Eucalaliptus, a chiedere a Ciccio, quasi per gioco, di fargli un paio di scarpe da competizione. Il nostro eroe, logicamente, non ha esperienza su come devono essere, quali caratteristiche tecniche debbono avere e quanto occorre per la loro realizzazione. I tre piloti suggerirono così come avrebbero dovuto essere le loro scarpe ideali: leggere, morbide, comode e, soprattutto, dalla suola sottile, per trasmettere al pilota tutta sensibilità al piede. Nel 1965 Ciccio realizza così il primo paio di scarpe da corsa, che rappresentano per lui l’inizio di una nuova carriera artistica e professionale. Da allora i più grandi piloti del panorama internazionale scelsero e scelgono ancora oggi le scarpe da corsa del “calzolaio di Cefalù” perché fatte su misura, leggere, comode e soprattutto uniche al mondo. E persino quando la stella della Targa Florio tramonta definitivamente, alla fine degli anni ’70, sacrificata sull’altare della sicurezza, la maestria di Ciccio aprirà nuove e inaspettate frontiere, diventando per un certo periodo fornitore ufficiale della Scuderia Ferrari di Formula 1. E nel 1977 infatti Niki Lauda diventa campione del mondo indossando le scarpe del maestro siciliano. Questo solo per fare un esempio. Molte delle scarpe di Ciccio hanno accompagnato sul podio piloti del calibro di Vic Elford, Mario Andretti, Brian Redman, Ignazio Giunti, Carlos Reutemann, Emerson Fittipaldi, Clay Regazzoni, Jo Siffert, Jackie Ickx, Renè Arnoux, Gerald Larousse, Auturo Merzario, Sandro Munari e non ultimo il siciliano Nino Vaccarella. Negli anni ‘80 Regazzoni gli spedì da Tokio una semplice cartolina postale: “Mi serve un paio di scarpe bianche e rosse!”. L’indirizzo era soltanto: “Ciccio, Cefalù – Italy.” La missiva arrivò dritta al destinatario. E anche le scarpe furono subito pronte, naturalmente…. Ancora oggi Ciccio è apprezzato in tutto il mondo per le sue scarpe da corsa e per la sua grande umanità che fa di lui un vero mito. Le sue creazoni sono esposte nei musei, da quello della Ferrari a Maranello a quello della Porsche a Stoccarda, a quello dei fratelli Rossetti, vicino a Milano, al museo Romans in Francia e al Deutsches Ledermuseum in Germania. Tutti i più importanti giornali di automobilismo e le più grandi emittenti televisive dedicano frequentemente ampi spazi al celebre “il calzolaio dei piloti”. Oggi Ciccio non fornisce più la Scuderia Ferrari, ma molti piloti ed appassionati da tutto il mondo continuano a commissionargli le sue scarpe davvero uniche, belle, comode, leggere, da usare anche per passeggiare. Perchè alle scarpe col marchio “Ciccio Cefalù Sicilia” nessuno vuole rinunciare. E a chi lo va a trovare, nella sua bottega museo sul lungomare, lui ha sempre mille aneddoti da raccontare. In questo Ciccio Liberto si gode appieno il suo momento di notorietà. La casa del Cavallino Rampante gli ha spesso reso omaggio, come quando, nel novembre 1997, il corteo di Rosse di “Tutte le Ferrari in Sicilia”, ha fatto tappa proprio davanti alla sua bottega sul lungomare di Cefalù. In quella occasione i responsabili di Maranello gli hanno consegnato un dono alquanto singolare: un autentico pistone usato di un motore di Formula 1. Ciccio, divenendo famoso, ha “sfornato” migliaia di scarpe per tutti i gusti. I modelli più belli ed esclusivi sono quelli personalizzati da Franco Cheli, lo scenografo docente presso l’Accademia di Brera che nel 1997 ha organizzato a Milano la mostra “Ciccio e gli Amici di Brera”, dipingendo a mano su temi motoristici le tomaie in pelle confezionate da Ciccio. Ancora oggi la collaborazione con Cheli Scenografie continua: basta chiedere a Ciccio il tipo di personalizzazione per rendere le proprio scarpe ancora più uniche ed esclusive. Oltre ai ricordi, a Ciccio resta la maestria del grande artigiano, le ordinazioni dei piloti e degli appassionati da tutto il mondo e la consapevolezza di avere ormai un posto sia nella storia delle calzature che in quella delle corse automobilistiche.

IL CALZOLAIO DEI CAMPIONI

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Anni di trionfi
Voglio ricordare le imprevedibili vicende del campionato mondiale 1977 che ha registrato l'affermazione della macchina più competitiva e di un grande pilota. Un riconoscimento che va condiviso con tutti coloro, come il celebre calzolaio Ciccio di Cefalù, che hanno seguito l'attività agonistica della nostra squadra. A voi fornitori va il mio ringraziamento.
ENZO FERRARI

ENZO FERRARI

Novembre 1977
Un giorno chiesi a Ciccio: «Ma tu che mestiere fai?» Quando mi rispose che era un artigiano e faceva scarpe su misura mi venne l'illuminazione: «Perché non fai un paio di scarpe per noi piloti da corsa?» E' nato così il primo paio di Racing Shoes firmate Ciccio di Cefalù.
IGNAZIO GIUNTI

IGNAZIO GIUNTI

Pilota
Ricordo il giorno in cui entrai nella sua bottega. Pur non conoscendo una parola di italiano, riuscii a farmi capire bene: volevo assolutamente un paio di scarpe da corsa su misura. Ciccio, fatti due calcoli, lì per lì mi disse di no, «ho già troppo lavoro, non potrei dartele in tempo per la corsa», ma quando vide il mio piede senza alluce destro, conseguenza di un terribile incidente di qualche anno prima, si mise subito al lavoro. Il giorno seguente, vincendo la Targa Florio, ho voluto dedicargli la vittoria. Senza di lui e soprattutto senza le sue scarpe non avrei mai potuto guidare e vincere su quelle strade infernali.
VIC ELFORD

VIC ELFORD

Pilota

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